Lui (non facciamo il nome: di pubblicità non ne ha bisogno) è da tempo che martella sul suo profilo Facebook con la questione, considerando la stessa come uno “scandalo” amministrativo di considerevoli proporzioni.
Va scritta la verità: non è il solo. Accanto alla sua voce di politico (o civico-politico, che poi è la stessa cosa) e di paladino dai pulpiti social, si è unita quella di diversi cittadini, 410 per l’esattezza (dato aggiornato a qualche giorno fa).
Tante sono infatti le firme raccolte tra i commercianti della zona e tra altri varesini che chiedono a Palazzo Estense di non chiudere il sottopasso pedonale delle stazioni, decisione cui è invece pervenuta l’amministrazione Galimberti in virtù di diverse ragioni tra cui (è la principale) le modifiche cui l’intera area sta andando incontro per il tramite dell’esecuzione del piano stazioni.
“Giù le mani dal sottopasso” è il sentimento popolare, come tale estremamente rilevante, autentico – perché sganciato da risentimenti politici, desiderio di apparire e polemiche di professione che invece si potrebbero rinvenire altrove – e da non sottovalutare. Il cuore della lamentela, però, un po’ ci sfugge.
Non siamo tra i frequentatori giornalieri della zona, pur essendoci transitati da abitanti di questa città innumerevoli volte, sia usufruendo del passaggio sotterraneo, sia utilizzando le strisce di superficie per attraversare l’incrocio di strade in loco. Ma l’immagine che abbiamo del sottopasso – suffragata anche da recenti fotografie e video visionati – è di un luogo lugubre, degradato dai graffiti, sciatto, odoroso, caratteristiche che abbiamo peraltro riscontrato nel 95% dei sottopassaggi in cui abbiamo avuto modo di transitare in 43 anni di vita.
Indubbia la loro utilità logistica, ravvisabile tuttavia in dedali di vie ben più complessi rispetto a quello in oggetto, così come è incontestabile la loro utilità in termini di sicurezza: chi passa sotto rischia assai meno di chi invece sceglie di attraversare sopra. Il Comune però ha assicurato che i cambiamenti urbanistici che verranno apportati terranno in debita considerazione l’incolumità dei passanti: tutto da vedere, sicuro, ma il problema non pare sottovalutato tout court.
Di problemi ne ha dati tanti, piuttosto, il sottopassaggio in sé nel corso degli anni: di decoro, di tenuta idraulica (si allaga spesso e volentieri), ma soprattutto di piccola e media criminalità, come ogni “anfratto” che si rispetti: rapine, spaccio, molestie. Colpa dell’amministrazione? Solo fino a un certo punto: chi amministra ha il dovere di assicurare il decoro e la conservazione dei luoghi, requisiti certamente andati perduti nel caso di specie, ma la prevenzione dei crimini è compito dello Stato, come troppe volte ci si dimentica quando ci si cimenta nella polemica politica locale “un tanto al chilo”.
E allora meglio chiuderlo, questo tugurio, almeno secondo il nostro modestissimo parere, senza troppi rimpianti e con un occhio esclusivo alla verifica della sicurezza stradale quando entreranno a regime le nuove infrastrutture. Sorridiamo davanti a chi ricorda che un tempo nel sottopasso si esibivano gli artisti suonando il pianoforte pubblico lì dislocato oppure evoca la bellezza della street-art quando irregimentata nel decoro: portiamoli – entrambi – in altra sede e vedrete che nessuno rimpiangerà davvero la loro vecchia location.
Scritto ciò, torniamo in disparte a osservare, in attesa di capire se la vox populi diventerà anche in questo caso una vox dei, ma soprattutto nella speranza che essa si levi anche per “scandali” ben più gravi di un – almeno per noi – brutto, anonimo e relativamente inutile tunnel che il Comune ha deciso di serrare. Non ne mancano, affatto: l’Isolino Virginia, patrimonio Unesco, ancora “chiuso” è tra i primi.
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