Ernestino Ramella taglia lunedì 7 aprile il traguardo dei 70 anni e lo fa in piena serenità: “Ho avuto un’esistenza fortunata: chi non vorrebbe trascorrere tutta la vita facendo prima il calciatore e poi l’allenatore? E chi avrebbe detto che un ragazzino di 14 anni che tirava calci al pallone a Zinasco, piccolo paesino del Pavese, sarebbe poi arrivato in serie A?”.
A Varese Ernestino Ramella ha messo le radici: qui ha conosciuto Giovanna, che ha sposato, qui sono nati Nicolò (apprezzato telecronista a Sky e radiocronista a RDS Serie A) e Mattia (psicologo), i suoi figli.
Con il Varese il rapporto è sempre stato speciale, sin dal primo giorno: “La società – ricorda – aveva uno stuolo di osservatori in giro per l’Italia. A fine stagione i migliori tre di ogni regione venivano a Varese per un provino. Era il 1969, avevo 14 anni e venni scelto per le giovanili (l’osservatore era un certo Soldani). Alloggiavo al convitto De Filippi, dove rimasi per alcuni anni e dove c’erano altri giovani calciatori e giovani cestisti della Ignis (anche in questo le due società erano avanti…). Ero una vera peste, un vero discolo e ne combinavo di tutti i colori. Un giorno rubai la chiave della dispensa a don Tarcisio Pigionatti, con Enzo Carraria che faceva il palo, perché avevo sempre una gran fame; a mensa mangiavo metà del risotto, poi ci mettevo una mosca che avevo catturato in precedenza e andavo a chiederne un altro piatto. L’episodio più grave fu con un sacerdote che la sera origliava sempre dietro le porte delle nostre camerette, per ascoltare i nostri discorsi: seminai dello zucchero per terra per sentire quando arrivava, poi aprii di botto la porta dandogli un gran colpo in testa che lo fece finire lungo e disteso per terra. Don Pigionatti diceva sempre ai ragazzi: “Fate i bravi, non fate come Ramella!”“.
Prestissimo, a 18 anni, il debutto in prima squadra, in serie B: “Ero capocannoniere della squadra Primavera ma furono i “vecchi” della prima squadra, quando ci fu l’infortunio di Libera, a chiedere che giocassi io. In serie B segnai 4 reti in 8 partite, in particolare quella della vittoria con il Catania decisiva per la promozione. E in serie A sono l’ultimo giocatore del Varese ad avere segnato un gol, nella vittoria per 4-0 contro la Sampdoria che è anche l’ultima del Varese nella massima serie”.
Dopo il Varese, però, la sua carriera di calciatore non è stata allo stesso livello… “Ho giocato in diverse squadre, ricordo con piacere Montebelluna dove ho ancora amici: dopo la mia terza stagione lì cedettero il titolo sportivo e da quel momento la squadra non ha mai più giocato a livello professionistico. Con il mio carattere mi sono trovato bene ovunque, solo a Piacenza ricordo una piazza fredda e criticona”.
Inutile dirlo, la carriera di allenatore di Ernestino Ramella è cominciata a Varese… “Ho allenato per cinque anni gli allievi nazionali e per un altro anno gli juniores nazionali. Per due volte, con Capozucca direttore sportivo, fui sul punto di subentrare a stagione iniziata ma poi non accadde. Nel 2015 avevo già firmato il contratto (Bongiorni sarebbe stato il mio vice e Verderame allenatore dei portieri) ma la società si ritrovò in Terza categoria. L’anno dopo, in serie D, venni esonerato quando la squadra era seconda in classifica, a un punto dal Borgosesia di Dionisi, con 13 punti in 6 partite”.
Tra le molte esperienze in zona, Ramella ricorda con grande piacere quella alla Solbiatese: “Tre anni bellissimi, eccezionali, Battiston e Rosio dirigenti straordinari. Un anno mi chiamano a dicembre e mi dicono che non ci sono più quattrini (qualche sponsor non aveva mantenuto gli impegni) e che bisogna andare avanti solo con i giovanissimi: otteniamo comunque la salvezza all’ultima partita”.
Da allenatore Ernestino Ramella ha davvero girato il mondo… “In Messico sono stato più volte. Un po’ traumatica la prima: a Coverciano conosco Alfredo Tena, ex grande giocatore e in quel momento direttore tecnico dell’America; dopo due mesi si presenta a casa mia e mi propone di andare ad allenare la sua squadra. Mentre sono in volo per il Messico, lui viene esonerato, per cui io resto là un solo mese, pagato, e poi devo tornare in Italia. Ma le altre volte in Messico è andata decisamente meglio. In Albania ho avuto una bellissima esperienza in serie A con il Flamurtari Valona, con cui ho disputato un buon campionato e giocato la finale di Coppa di Albania; poi sono stato per sei mesi in Portorico per una scuola calcio del Milan. In Svizzera ho allenato il Chiasso: devo dire che la Svizzera è il paese in cui, in generale, gli allenatori italiani sono peggio considerati”.
Negli ultimi anni e anche adesso al Torino Club Ernestino Ramella si è dedicato ai giovani: “Mi piace moltissimo insegnare, in particolare il colpo di testa che era un po’ la mia specialità da giocatore e che reputo importantissimo per gli attaccanti così come per i difensori”.
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