Un convegno a celebrazione della legge sulla parità scolastica a 25 anni da quando venne votata nel 2001 si è svolto a Milano per iniziativa di una rete di 24 associazioni di gestori di scuole paritarie e di genitori, coordinati da Roberto Pasolini. Si apprende dalle cronache che i promotori si sono accontentati di sapere dal ministro Valditara che egli conferma “il suo pieno sostegno alla promozione di una «scuola costituzionale», che quindi preveda la possibilità per tutte le famiglie di poter scegliere liberamente l’istituto a cui iscrivere i propri figli. Che “si sta impegnando di anno in anno perché siano incrementati i sostegni economici per le scuole paritarie. E che il governo in questi due anni ha sostenuto gli istituti paritari, aprendo ai fondi del Pnrr da cui erano esclusi ed equiparando i docenti agli insegnanti pubblici nel percorso che porta all’abilitazione. E che infine il governo ha inviato una richiesta alla Commissione europea per esentare le scuole paritarie dal pagamento dell’Imu, e che se la risposta arriverà entro una settimana, l’esenzione entrare nel prossimo decreto legge”.
Il ministro si è poi detto convinto che «per raggiungere un’autentica libertà educativa bisogna realizzare quanto prima un buono scuola nazionale», il che ha fatto “bene sperare le centinaia di persone” che erano presenti al Convegno.
Non avendo purtroppo potuto esser presente pongo al ministro le domande che gli avrei posto se ci fossi stato. Al di là delle varie concessioni e iniziative di cui ha parlato, che sono relativamente dei bruscolini, come mai questo governo — il primo dalla nascita della Repubblica composto soltanto di forze politiche che si dicono a favore della libertà d’educazione — non ha ancora aperto nel Parlamento e nel Paese il dibattito al riguardo? Non ha ancora proposto una legge per l’organica attuazione di tale libertà? Pensa un giorno o l’altro di proporla?
Al Convegno è anche intervenuto l’on. Maurizio Lupi, leader di una formazione politica che fa parte dell’attuale maggioranza di governo ed unico erede o quasi nell’attuale Parlamento del Movimento Popolare, che circa cinquant’anni fa entrò in politica avendo la libertà d’educazione quale suo tipico e principale obiettivo. Nella circostanza Lupi ha parlato della legge del 2001 come di una rivoluzione culturale che oggi si deve decidere come attuare. La mia domanda è: venticinque anni di riflessione sono sufficienti per questo o dobbiamo attendere ancora?
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