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Attualità

COSTI E GUADAGNI

SERGIO REDAELLI - 04/04/2025

usaidTrump uomo di pace? Forse ci si può illudere che lo sia chiudendo entrambi gli occhi: per non vedere, innanzitutto, lo scandaloso metodo con cui arbitra le trattative in Ucraina e a Gaza senza ispirarsi al minimo senso di giustizia. Un difetto preoccupante in chi gestisce il Paese più potente al mondo. E tenendoli ben chiusi per non rivedere il film di ciò che ha saputo fare il 6 gennaio 2021: quando, incapace d’incassare la sconfitta elettorale democraticamente subita da Joe Biden, incendiò le falangi più scalmanate dei propri sostenitori spingendole ad assaltare il Campidoglio a Washington. Un tentativo d’insurrezione in piena regola che ha evocato l’America del 1814 e l’incendio provocato dalle truppe d’invasione britanniche.

Ora, magari convinto da qualche influente consigliere dal portafogli strabordante – una dote a cui non sa resistere -, il presidente minaccia di occupare la Groenlandia danese con la forza e annuncia al Congresso la chiusura definitiva di Usaid, l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale che finanzia quasi la metà degli aiuti umanitari mondiali. Dal primo luglio, alcune funzioni dell’Agenzia saranno assunte dal Dipartimento di Stato, altre giudicate non in linea con gli obiettivi del governo americano, saranno abbandonate. Per un taglio complessivo, si calcola, di trenta miliardi di dollari. Il segretario di Stato Mark Rubio ha chiarito il pensiero del presidente: “Guadagni esigui, costi alti”. Fine della corsa.

Non è proprio ciò che ci si attende da un leader illuminato che pensi a tutti, deboli e ultimi compresi. Con quella funzione esiste già il papa, si dirà. Non spetta al presidente degli Stati Uniti preoccuparsi della giustizia e della pace nel mondo ma la grandezza d’animo è un requisito indispensabile in chi ricopre certi ruoli e chi siede alla Casa Bianca si adegua. Accade dal lontano 1961 quando l’Agenzia fu istituita da una legge del Congresso per volere di J.F. Kennedy. Prima del taglio, Usaid gestiva un bilancio annuo di 43 miliardi di dollari che rifornivano strutture sanitarie e ospedali in tutto il pianeta, scuole, assistenza alimentare per i Paesi del terzo mondo e attività rivolte a rendere le persone autosufficienti.

Secondo Washington, molti finanziamenti venivano erogati senza controllo sui risultati portando a sprechi, cattiva gestione e progetti inutili. Inoltre, si è ritenuto che parte dei fondi sostenesse programmi non in linea con i (nuovi) valori americani, come quelli legati all’inclusione delle minoranze, alle politiche della comunità Lgbtq+ e alla lotta al cambiamento climatico, temi spesso criticati dai repubblicani. Che fosse insomma un sistema di potere e di manipolazione pubblica che, dai tempi del Covid, agita i fantasmi sovranisti. Se gli sprechi esistono, il rischio è però di buttare il bambino con l’acqua sporca. La chiusura colpirà le organizzazioni umanitarie con un impatto devastante su progetti di sviluppo, salute e istruzione nei Paesi più fragili.

“L’effetto – scrive Avvenire – è di azzerare programmi sanitari salvavita contro Tbc, malaria, Hiv, vaccinazioni neonatali, parti assistiti, pasti dei profughi e degli sfollati nei campi gestiti dalle organizzazioni legate all’Onu. E, ancora, di danneggiare l’accesso all’istruzione di base a milioni di bambini e bambine, all’acqua potabile, ai servizi igienici. Un colpo improvviso e violento alla difesa della vita e alle attività caritative della Chiesa cattolica nel pianeta”. In una nota, la Caritas Internationalis, che risponde alla Santa Sede e rappresenta l’americana Catholic Relief Services (Crs), principale destinatario dei fondi dell’Agenzia, condanna “il modo spietato e caotico” che l’amministrazione Trump ha tenuto in questa occasione.

“Il blocco dei finanziamenti – aggiunge Save The Children – ha già lasciato oltre 17 milioni di beni bloccati nei magazzini, sui camion e presso i fornitori. Si tratta di oltre 14,5 milioni di dollari di aiuti che non possono essere consegnati neppure nelle aree in cui sono state dichiarate condizioni di carestia”. Ora le regole sono cambiate e bisogna farsene una ragione: guadagni esigui, costi alti. Questa è la nuova America.

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