(O) Vuoi davvero parlare e scrivere del drone russo e del cognome materno, con tutto quello che sta succedendo? Non t’interesserebbero di più la crisi dei dazi, la condanna di Marine le Pen (brutalmente) ridotta a gallina sPENnata dalla vignetta di uno dei più autorevoli quotidiani italiani?
(C) I fatti di peso spesso si commentano da sé, in ogni caso arriveremmo troppo tardi, mentre questi due fatterelli, benché credo, nati morti, possono evocare un pensiero permanente.
(S) Meglio, così non dovremo fingere di trovare un accordo fra noi. Io sono per la tesi di Crosetto: “Sono anni che sollevo l’attenzione e lancio allarmi, a volte inascoltato, e in ogni occasione possibile, per mettere sotto i riflettori quanto accade”, ha scritto Crosetto sui social. Il ministro ha parlato di una “guerra ibrida”, definendola “pericolosa quanto sotterranea, costante e asfissiante quanto quotidiana”. E la Procura di Milano indaga per spionaggio con l’aggravante della finalità di terrorismo, per recare grave danno a un Paese o a un’organizzazione internazionale e intimidire la popolazione. Non è un caso abbastanza serio?
(O) Nessuno ha visto quel drone volare, ma i captatori del Joint research centre di Ispra, che rilevano le onde radio, hanno registrato frequenze associabili come fonte ad un dispositivo di fabbricazione russa. Che ci siano a chilometri di distanza gli stabilimenti di Leonardo per la produzione di aerei ed elicotteri militari, non vuol dire nulla, se non sono stati coinvolti. Meno ancora l’illazione di un nesso con il naufragio nel Lago Maggiore nel quale morirono gli agenti segreti dell’Aise nostro e del Mossad israeliano. Chiacchiere che hanno il solo scopo di far digerire il “RIARMO URSULA”.
(C) Il caso serio è proprio la prevalenza della chiacchiera sulla coscienza, che richiede approfondimento e condivisione, è “scienza- con”, mentre la chiacchiera può “intimidire la popolazione”, come argutamente ipotizza la Procura. Quindi ho voluto parlarne per rassicurare la “popolazione varesina”: al JRC di Ispra non c’è nulla che meriti di essere spiato a scopo militare e anche le antiche ricerche in campo nucleare, credo da tempo dismesse, avevano come solo scopo la sicurezza degli impianti civili. Eventuali ricerche militari si fanno in modi e luoghi più riservati.
E vengo al caso COGNOME: la trovo un’idea buffa, almeno in parte, e in fondo tardivamente sottomessa all’ideologia Woke, che spero in fase declinante. Certo storicamente la definizione del cognome è frutto del trionfo del PATRIARCATO, ma pensare che il rimedio civile sia la restaurazione del MATRIARCATO significa ignorare il senso storico-culturale di tale istituzione: assicurare la successione della stirpe per via di sangue al figlio della sorella a preferenza dei propri, dal momento che pater semper ignotus, mater certa, (ovviamente prima dell’analisi del DNA) si aveva la certezza che costui era più vicino il linea di sangue al PADRE dei suoi stessi figli. Vale la pena di tornare ad un matriarcato, ma solo apparente?
Capisco che prevedere la scelta del cognome tra quelli dei genitori o arrivare, come nella tradizione ispanica al doppio cognome, comporta qualche imbarazzo. Lo conosce il sottoscritto che porta un doppio cognome (seppure unificato) frutto di un dubbio privilegio concesso dai Visconti feudatari di Somma Lombardo di cui sono originari i miei avi. Forse per distinguere i numerosi rami dei Galli, dei Re e dei Porta, o forse per meno limpide ragioni.
Allora farei una proposta più liberante: piuttosto che generalizzare il doppio cognome, che tolto il caso di accertata stirpe nobile farebbe presuppore tardive adozioni, offriamo la facoltà, anzi stabiliamo l’obbligo così da essere veramente egualitari, di mutare quei cognomi che fanno pensare ad un “capostipite” frutto di abbandono.
(O) Ma ti riferisci agli Espos*, ai De Innocen° ecc?
(C) Se ci badate sono molti di più gli eponimi che suggeriscono il ritrovamento del neonato: cognomi che ricordano le circostanze, il tempo e il luogo di questa “seconda nascita” compreso il riferimento a dove funzionava la famosa ‘ruota’. Ci sono, i giorni della settimana, i mesi dell’anno, i luoghi, dal paese alla chiesa, al convento, all’ordine dei frati che lo abitano. E qui mi taccio e voi non fate illazioni. Mi chiedo se sia giusto che per infinite generazioni si debba portare nel cognome uno stigma.
(O) Faresti veramente una tale proposta?
(C) Ma va! Ho solo voluto mostrare dove ci portano la chiacchiera e l’ossequio al falso egualitarismo.
(O) Onirio Desti (C) Costante (S) Sebastiano Conformi
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