Per i vecchi varesini, che misuravano le parole ma non disdegnavano il linguaggio colorito: non c’è dubbio: siamo proprio “il pisciatoio d’Italia” e questa volta a confermarlo sono le rilevazioni “ufficiali” (o quasi). Secondo i dati raccolti da IlMeteo.it” in collaborazione con il Corriere della Sera, che riguardano non le province ma i comuni capoluogo e che considerano 17 parametri climatici, il Clima a Varese non è proprio male. Qui però si stabiliscono e si battono i record quando a nuvole e acqua. Per capirci: siamo al primo posto nel 2024 per giorni di pioggia per due indici: piogge e piogge intense, rispettivamente con 123 giorni in cui è scesa almeno un millimetro d’acqua per un’ora e 72 giorni con almeno 5 mm in 5 minuti o con 15 mm in n’ora. In più siamo al secondo posto per nuvolosità, battuti solo da Sondrio. In compenso, non abbiamo avuto “caldo africano” (massime sopra i 34 gradi), classifica dove, a sorpresa, primeggia una città l
ombarda, che è Cremona. Inoltre siamo a metà classifica, ma comunque con valori favorevoli quanto a giorni di nebbia o di gelo, non sappiamo che cosa sia la siccità (solo in posizione 103 su 107). La contropartita, intuibile: siamo in fondo alla classifica (91 esima posizione) per soleggiamento.
Nel complesso il posizionamento al 38esimo posto nell’indice complessivo di vivibilità ci mette molto meglio non solo di Milano (91°) ma anche di Como (56°), Verbania (55a), Monza (77) Brescia (108°) ma dietro Bergamo (29°), in una classifica che in campo nazionale vede nelle prime posizioni soprattutto città di mare.
Quanto sono affidabili tuttavia queste valutazioni? Qualche dubbio, pur confermando il trend generale, ce l’ha Paolo Valisa, meteorologo capo del Centro Geofisico Prealpino. Sostanzialmente, spiega Valisa, si tratta di verificare l’omogeneità di criteri, il tipo di fonti e nel contempo considerare che un conto sono i capoluoghi, un conto è il territorio che li circonda, e questo è particolarmente vero nel caso di Varese. “C’è un trend che ormai è a tutto campo ed è quello del riscaldamento globale, che ha impatti generalizzati, comprese le forti piogge”, spiega il meteorologo. “Varese è naturalmente e non da ora in una zona a più rilevante piovosità: non necessariamente la più rilevante in Italia, perché ce ne sono anche altre, dalla Garfagnana in Toscana, ad alcune valli del Nord Est, tuttavia può rappresentare una “punta” tra i capoluoghi. Nella stessa provincia inoltre possono esserci forti differenze, Con la nostra rete di una quarantina di stazioni meteo in tutta la provincia, registriamo dati molto diversi anche nello spazio di pochi chilometri: per esempio a sud di Castiglione Olona siamo tra i 1100 e i 1500 mm di pioggia annuali, ma passiamo rapidamente ai 1500 di Varese, per salire ancora nell’Alto Verbano ai 1600-1700, più raramente 1800 mm”. Qualche discrepanza ci può essere sull’interpretazione di “giorni piovosi” o “piogge intense”, osservano negli uffici del Centro Geofifisico, nel verde del parco comunale di Villa Baragiola a Masnago, così come negli indici complessivi di “vivibilità” si può discutere quale peso dare all’uno o all’altro parametro, come dire: quanto preferire i giorni soleggiati se questi si accompagnano anche con periodi torridi e viceversa?
Sono aumentate le precipitazioni? “Le piogge sono molto variabili, con forti variazioni in più o in meno tra un anno e l’altro”, risponde Valisa, “mentre il chiaro segno del riscaldamento globale è l’andamento delle temperature, con effetto collaterale della rarefazione dei fenomeni nevosi. Nel 2024 vi è stata una sola lieve nevicata a novembre, che peraltro non ha interessato le parti basse della città. Ormai anche le nevicate sotto i 1300-1500 metri sono rare e limitate. Sempre più spesso, per vedere la neve dalle nostre parti dobbiamo guardare verso il confine svizzero, sul Lema o sul Generoso”.
Inequivocabile è comunque l’aumento della temperatura. Negli ultimi due decenni il Centro varesino ha un’accelerazione della tendenza e tra il 1967 e il 2024 l’aumento in città è stato di 2,6 gradi, da 11,7 a 14,3 gradi medi. “L’aumento delle temperature sopra il Mediterraneo è anche la causa principale delle piogge intense con cui sempre più frequentemente ci imbattiamo. Ormai possiamo anche dire che è l’Italia intera a essere tagliata in due da una linea attorno all’Appennino tosco Emiliano, con due stagioni di piogge a nord e una a sud”.
Che cosa aspettarsi allora? In un quadro di questo genere, aumenterà a diminuirà l’attrattività di Varese rispetto, per esempio all’abitare a Milano o nell’Alto Milanese. Potrà essere questo uno dei criteri, insieme al costo delle abitazioni, la qualità dei trasporti, l’ambiente, il livello dei servizi, per stabilire dove abitare?
“La tendenza degli ultimi decenni non lascia troppi dubbi”, risponde il meteorologo del Centro Geofisico. “Indipendentemente dalla piovosità, che comunque il riscaldamento dei mari e quindi la quantità di energia liberata nell’atmosfera condizionano, andiamo verso aumenti delle temperature medie. Si spostano le soglie altimetriche delle coltivazioni e in sempre più località si vivrà per periodi sempre più prolungati in una sorta di “cappa condizionata”, come ormai in tante località del mondo. Si, diciamo che anche quel paio di gradi di differenza conterà sempre di più”.
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