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Economia

MADE IN VARESE, MARCIA INDIETRO

SANDRO FRIGERIO - 04/04/2025

export-varese-per-grandi-aree-geografiche-2024Tanto tuonò che piovve. Ma è proprio così? La frenata dell’economia internazionale ed europea morde anche conti dell’industria della provincia dei laghi e il tema dazi fa temere di peggio per l’export locale, che è un conto da una dozzina di miliardi l’anno. Confindustria Varese – e altrettanto ha fatto la Camera di Commercio – ha infatti diffuso gli ultimi dati Istat relativi 2024, che non sono proprio tranquillizzanti. L’export dello scorso anno è sceso, in una provincia tipicamente manifatturiera, del 7,2% a 11,7 miliardi di euro. Un andamento ben più negativo di quello nazionale, dove il calo è stato solo di qualche decimale (-0,4% e +0,3% al netto della componente energetica). Andando più nel dettaglio si scopre che il calo è stato dell’8,6% nel settore metalmeccanico che da solo rappresenta più della metà delle esportazioni (55%). In questo ambito, a fronte di un aumento del 17,4% dell’industria aerospaziale – leggi soprattutto Leonardo -che è volata spinta da venti di guerra, si registra l’autentico crollo del 61,2% degli elettrodomestici, affondati dalla crisi Whirlpool, dalla scorsa estate Arcelik-Beko.

Nei 12 mesi dello scorso anno, degli 11,7 miliardi di export varesino, la Germania, pur in calo del 4,8% ha fatto ancora la parte del leone con 1417 milioni, seguita dalla Francia (-11,9% con 1030 milioni), ma per gli Usa, terzi con 864 milioni, è stato un crollo con -22,7% e, come vedremo, per ora, non c’entra Trump.

Sono note pesanti anche per il prossimo presidente degli industriali varesini, che attraverso il loro comitato di saggi (tre past president) hanno designato Luigi Galdabini, titolare dell’omonima industria di famiglia, di storia secolare di Cardano al Campo (pur con sede legale a Milano), una media industria (36 milioni di fatturato, 120 dipendenti), con una forte propensione all’export, testimoniato dall’85% del fatturato registrato sui mercati internazionali, dove vende macchine utensili con forte contenuto tecnologico. Galdabini, che é stato anche presidente nazionale dell’Ucimu, l’associazione delle industrie del settore, sarà confermato nell’assemblea di Confindustria Varese del prossimo 19 maggio a Volandia, a Malpensa.

Roberto Grassi presidente Confindustria Varese

Roberto Grassi presidente Confindustria Varese

Succederà dopo 6 anni a Roberto Grassi, industriale del tessile-abbigliamento di medio grandi dimensioni (1300 dipendenti, una sessantina di milioni di fatturato) di Lonate Pozzolo, sempre di quell’area Busto-Malpensa è che oggi il cuore trainante dell’industria varesina e che sta registrando in sede associativa il progressivo trasferimento del suo baricentro da Varese a Castellanza. Questa è stata peraltro un’operazione distintiva della presidenza Grassi, con l’avvio del progetto Mill, e uno dei motivi, se non il principale, della proroga di due anni del mandato post Covid.

Proprio nelle caratteristiche del tessuto industriale locale vanno tuttavia ricercate alcune delle cause di questa relativa debolezza ed esposizione ai venti contrati: eccessivo carattere “terzista” – cioè un’industria che produce non prodotti per il mercato finale, ma componenti e macchinari per una committenza che quando è in difficoltà trascina con sé i suoi fornitori – nonché eccessiva frammentazione e piccole dimensioni, inferiori anche alla media regionale. E queste si traducono in minore capacità di marketing e innovazione. Una innovazione che continua a essere punto critico: in ambito confindustriale le aspettative residue erano dichiaratamente riposte nel programma governativo Industria 5.0, ma questo, a differenza del predecessore 4.0 è stato un fiasco, perché l’eccessiva complessità ha trattenuto le imprese dall’avanzare anche le richieste.

La flessione del 2024 era in parte attesa: il 2023 aveva visto un vero exploit dell’export (vedi grafico in pagina), grazie tra l’altro anche ad alcuni grandi contratti proprio nel settore aerospaziale e negli Usa. La flessione del mercato americano non è di questi mesi: già nei nove mesi a fine settembre, quindi prima delle elezioni presidenziali, le vendite varesine verso il mercato Usa erano calate di quasi il 24%.

trimestri-export-import-vareseIl quadro rischia ora di peggiorare, per effetto dei dazi previsti dalla nuova politica commerciale Usa che colpirebbero non solo direttamente le imprese varesine ma anche quelle europee per cui le aziende varesine lavorano. Sul tema é intervenuto con chiarezza il presidente uscente di Confindustria Varese Roberto Grassi. Pur senza far nomi, perché, ha precisato, “non è nostro uso commentare singole dichiarazioni di singoli esponenti politici”, Grassi ha risposto sia al vicepremier leghista Matteo Salvini che aveva definito i dazi di Trump come “un’opportunità di crescita per le nostre imprese”, sia al suo collega di partito, il senatore Alberto Bagnai, economista della Lega, che ne ha parlato come “unica remota possibilità di evolvere da una crescita basata sulle esportazioni a una basata sui salari”.

Nel suo consueto linguaggio misurato e al tempo stesso deciso, il presidente uscente degli industriali varesini ha scandito: “la situazione non può essere sottovalutata. Prendendo un comparto particolarmente presente sul nostro territorio, quello delle macchine utensili in cui mediamente l’export incide per l’80 per cento sul fatturato di un’azienda, il mercato interno non può fare da contrappeso, a meno dell’introduzione di risorse shock”. E in un’intervista al “Foglio” ha aggiunto per chi non avesse capito: “chiediamo alla politica maggiore attenzione. Non so se tutti abbiano ben presente la gravità dell’attuale situazione”. La risposta è: no, probabilmente proprio no.

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