A confusione aggiungi confusione. È il must nazionale. Non bastano le spaccature nel centrodestra e nel centrosinistra. Bisogna sommarne di nuove, così da indurre a non votare mai più la metà (oltre la metà, ormai) degl’italiani che non vota. E così da suggerire di starsene a casa a quelli che finora han resistito alla rinunzia.
La confusione in più l’innesca Calenda al congresso di Azione. Lo chiude proponendo un cartello elettorale con lui, Forza Italia, +Europa, una parte del Pd, qualcun altro che ci stia. Lo chiama centro, e vieta che eventualmente se ne associ Renzi, col quale esistono divergenze a proposito del riarmo (come se non ne fossero esistite altre, in passato).
Dunque uno schieramento conservatore o progressista? Ah, saperlo. Calenda sostiene che contano i fatti, non le parole. Se sui fatti ci s’intende, le parole seguono. Ovvero: caso mai il governo Meloni lo convincesse, perché non dargli corda? Giusto quella che, almeno un pezzettino, aiuterebbe a impiccare la possibile alternativa a Fdi&partners: i cosiddetti riformatori. Si pensava che Calenda lavorasse a pro d’un futuribile avvicendamento di quanti oggi tengono Chigi. Macché. Lavora non si sa bene a cosa.
La confusione, appunto. Non diversa da quella che regna nel centrosinistra. Dove Schlein e Conte fan la gara a mostrarsi una più pacifista dell’altro. Pacifista, poi, che vuol dire? Nessuno fa il tifo per la guerra, ma se la guerra c’è, bisogna difendersene. O prepararsi a farlo. E allora dove sta il male nell’attrezzarsi all’evenienza, specie oggi che l’Europa dovrebbe affrontarla da sola, considerati i continui vaffa di cui la sta bersagliando Trump? Sarebbe meglio dichiararsi realisti, e rimuovere la demagogia da propaganda. Nada de nada.
Un surplus di confusione s’annuncia in vista delle prossime regionali, da noi sempre politicizzate al massimo. Ne sono previste cinque: Veneto, Campania, Toscana, Marche, Puglia. Prevedibili alleanze con un occhio al locale e un occhio all’internazionale, e naturalmente variabili da territorio a territorio, da umore a umore, da cacicco a cacicco (il cacicco -notabile raccattavoti- non è solo di sinistra, è anche di destra). Però forse Calenda, fenomeno non ancora del tutto manifestatosi, smentirà le previsioni negative circa il caos da urne, tessendo l’inedita tela della politica italiana e dimostrando che un efficace movimentismo (il suo) sa sfidare i detestati populismi (di Salvini e Conte).
A proposito di Salvini. La Lega s’appresta a reincoronarlo segretario. Sposando le sue lunari tesi, confliggenti con l’argomentare più terra-terra di Meloni e Tajani. Alla faccia della sintonia di gruppo. Risultato: la confusione, riecco la confusione, alzerà la sua quota di presenza nell’intesa che sostiene la premier. Sostiene? Questo ce lo racconteranno i giorni a venire, nei quali nulla è escluso. Neppure che la presidente del Consiglio si stufi di pagar dazio (a proposito di dazi) a Salvini. O rifacendo al volo l’esecutivo o chiudendo anzitempo la legislatura. Qualcuno rischia di pagare un greve tariffa suppletiva alle bastonature tariffarie di The Donald.
You must be logged in to post a comment Login