Vi ricordate Luis Elizondo, l’ex agente statunitense della United States Army Counterintelligence e dell’Under Secretary of Defence for Intelligence che nel 2017 balzò alla ribalta delle cronache dando al New York Times lo scoop sugli avvistamenti Ufo da parte dei piloti degli F-18 della portaerei Nimitz al Largo della California?
Bene, è tornato a parlare e quando lo fa calamita l’attenzione. A proposito: visto che da un po’ di tempo in qua è oggetto di “strane” attenzioni e di messaggi poco simpatici, Luis alcuni mesi fa ha pubblicato una dichiarazione molto esaustiva (qualcosa tipo: «Se mi trovate morto, sappiate che non ho mai pensato e mai penserò al suicidio») alla quale di recente ha fatto seguito un documento nel quale mostra, esibendo una testimonianza scritta, chi è e che ruoli ha ricoperto (si può trovare tutto sul suo profilo in X, già Twitter). Poi, certo, a volte capita pure a lui di esternare e di prendere qualche granchio, come quello “pescato” lo scorso autunno a Philadelphia durante un convegno nel quale mostrò un “maxi-Ufo” che sarebbe comparso in Romania. Sostenne di aver recuperato l’immagine dal sito dell’ambasciata Usa. Tuttavia non mancò chi lo smentì, facendo notare che la foto era già uscita su una pagina Facebook, non dell’ambasciata ma probabilmente di qualche cialtrone.
Tornando alla nuova uscita, in Italia rilanciata dalla newsletter QuiBaseTerra, Elizondo ha fatto leva sulla storiella di un gorilla per spiegare che cosa ci potrebbe capitare nel caso di un contatto nostro con gli Alieni. Quindi un gorilla “cosmico”, che da simpatico diventa molto meno abbordabile. Ecco il suo testo: «Immaginate di essere un biologo di uno zoo che studia un gorilla che ogni giorno, per decenni, si impegna a padroneggiare nuove abilità. Siete uno studente di Scienze che non ha intenzione di fare del male a questa magnifica creatura. Poi, un giorno, si apprende dalla sicurezza che il gorilla è uscito dalla gabbia e ha distrutto il recinto. “Teniamolo d’occhio”, dite al vostro team. Giorni dopo, il gorilla riesce a introdursi nell’ufficio della sicurezza, a giocare con una pistola e a tornare nella sua gabbia. Il gorilla si sta evolvendo fino a diventare un problema per tutti i visitatori dello zoo. E poi, un giorno di uno splendido sabato mattina, voi e la vostra famiglia uscite di casa e scoprite che il gorilla dello zoo è ora sul vostro prato con un fucile rubato dall’ufficio di sicurezza. Non avete mai avuto intenzione di fare del male al gorilla, ma ora tutta la vostra famiglia è in pericolo. La magnifica creatura che avete studiato e amato è ora un silverback (ndr: maschio più anziano di gorilla) di ottocento chili che si dirige verso il vostro portico con un’arma carica. Avete due possibilità: imparare subito a comunicare con il gorilla o sparargli».
Elizondo ha anche spiegato che la metafora scelta la usò quando in un ambiente protetto anti-spionaggio rese conto delle preoccupazioni del suo gruppo di lavoro nel programma AATIP del Pentagono per lo studio e la comprensione della natura degli Ufo (o Uap, Unidentified aerial phenomena, come negli Usa preferiscono ora definire gli oggetti volanti non identificati). Il gorilla simboleggia l’intelligenza non umana che ormai viene associata – anche se la correlazione non può mai essere automatica – con velivoli che girano per i cieli, senza che si possa comprendere la loro natura. Elizondo, visti anche il suo passato e la sua estrazione, propende per la versione militare – di qualche potenza nemica, o degli stessi Usa – degli Ufo. Ma qui trova le obiezioni di chi ha fatto esperienze dirette, ultimo tra tanti Jake Baker, il pilota elicotterista che si occupava proprio del recupero di oggetti con caratteristiche tali da rendere improbabile l’associazione con le tecnologie note a noi terrestri.
Più in generale, il gorilla cosmico di Elizondo ripropone la questione di come sono/sarebbero “loro” e di come possiamo rapportarci con un’intelligenza non umana. Qui entriamo in un terreno vastissimo, nel quale trovi chi pensa che gli Alieni siano empatici e ben disposti nei nostri confronti, oppure cattivissimi, oppure ancora astuti nell’apparire pacifici, salvo studiarci per capire le nostre debolezze e poi colpirci.
Siamo insomma all’1-X-2, anzi oltre perché ci sono pure altre opzioni. Ad esempio quella raccontata da Robert Silverberg in Anni Alieni, romanzo nel quale l’umanità è stata soggiogata da extraterrestri impalpabili, quasi diafani, che svolazzano incuranti degli uomini, salvo staccare la corrente all’intero mondo – con conseguenze immaginabili – tutte le volte che c’è una ribellione. Infine, ma tralasciando altre possibili varianti, ecco la soluzione “neutrale”: ci osservano come noi guardiamo un formicaio, distrattamente, per poi continuare a fare gli affari nostri. E come ciliegina finale sulla torta, la storia del gorilla cosmico ci invita a riflettere sul modo in cui forse un giorno dovremo tentare di comunicare con esseri di altri mondi o altre dimensioni: useremmo la parola e una delle lingue “terrestri”, la telepatia, i gesti, l’aritmetica (pensando che sia un linguaggio universale) o, come ha ipotizzato Denis Villeneuve nel suo Arrival, le frasi palindrome scritte in modo circolare?
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