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Politica

RICOSTRUIRE O PERIRE

GIUSEPPE ADAMOLI - 28/02/2025

europaAnche i tanti europei ed italiani che erano nettamente contrari alla linea di Trump non avevano immaginato che la sua vittoria avrebbe provocato un tale sconquasso nelle relazioni fra Stati Uniti ed Europa.

Ci sono naturalmente anche quelli che sono felici per la crisi delle relazioni transatlantiche. Personalmente sono sull’altro fronte. Confesso che, da studente-lavoratore alla facoltà di sociologia di Trento che aveva una fortissima presenza di studenti di estrema sinistra, mi era capitato, dopo un mio breve intervento in una riunione studentesca, di vedere sulla lavagna lo schizzo di un cappio e la scritta “Adamoli l’AmeriKano” con l’immancabile K.

Mi è capitato però di essere anche molto critico con gli Usa fin da quei tempi lontani per la guerra in Vietnam e soprattutto per un possibile coinvolgimento, diretto o indiretto, di qualche “agente” americano nell’assassinio di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse.

Ribadita la mia forte contrarietà a Trump, cerco di intravedere nella sua strategia qualche spunto positivo per l’Europa e mi aiuta molto la vittoria in Germania di Friedrich Merz, un europeista convinto.

La prima assoluta necessità, per chi di noi sente un legame storico con l’America, è di immergersi totalmente nella nuova era in cui l’Europa dovrà sempre di più essere in grado di difendere sé stessa e di giocare un ruolo di alto livello nel nuovo mondo multipolare che sta avanzando a forte velocità.

I campi di azione sono tanti e quello della guerra russa all’Ucraina segnerà il “destino” dell’Europa oggi e negli anni a venire (ignobili le parole di Trump su Zelensky). L’Europa non può arrendersi alla svolta radicale e profondamente ingiusta che Trump e Putin decidano le sorti di questo Paese democratico e indipendente ai confini con l’Europa rovesciando la storia delle responsabilità fra aggressore e aggredito, fra invasore e Stato invaso.

Le difficoltà sono però enormi e dipendono principalmente dal fatto che l’Europa non è una federazione ma una Unione che finora si è fondata sulla volontà di integrazione attraverso reciproche convergenze politiche ed economiche e sulla protezione americana per la sua Sicurezza.

Ebbene tutto questo assolutamente non basta più. Come ha più volte dichiarato Mario Draghi in questi mesi “dovremo agire sempre più come un unico Stato”. Ma negli Stati ci sono le maggioranze e le minoranze, c’è chi governa e chi si oppone. Nell’Unione Europea vige il principio dell’unanimità che è una corda al collo per i leader che vogliano tentare soluzioni adeguate all’oggi e al domani. Se non cambia questo principio, la politica estera e la difesa comune resteranno buone aspirazioni senza sbocchi operativi.

Tutto ciò chiama in causa l’Italia quale Paese fondatore dell’UE e quale Stato di consolidata democrazia. La presidente Meloni si è barcamenata con astuzia fra la maggioranza politica dell’Unione e la vicinanza politica con Trump. Tutto ciò determina ora una pericolosa debolezza e il governo deve finalmente uscire dalle ambiguità.

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