Come sempre le analisi di Ambrogio Vaghi costituiscono un importante stimolo alla riflessione e un’ utile occasione di confronto per tutti. In particolare, le sue preoccupazioni sul futuro del PD in provincia di Varese, sollecitano il partito e il suo segretario a misurarsi con la profondità delle questioni che egli pone.
Innanzitutto, sottoscrivo appieno la sua critica alla farraginosità delle regole che hanno scandito questa prima fase dell’ iter congressuale. Tutta la vicenda sulle norme del congresso, ha dimostrato, ancora una volta, l’anacronismo di un gruppo dirigente paralizzato dai personalismi e logorato da anni di faide interne che ne hanno minato qualsiasi credibilità.
Ciò detto, però, non possiamo non cogliere un dato che, in tempi di antipolitica, assume una valenza straordinaria: nonostante il carattere cervellotico delle regole, il dibattito congressuale ha mobilitato migliaia di iscritti e simpatizzanti che, con le loro idee e il loro voto hanno delineato il profilo di un nuovo, grande partito di massa.
Purtroppo in provincia di Varese, a seguito dell’ufficializzazione dei risultati della consultazione, si è registrata qualche reazione scomposta che ha offerto all’esterno l’immagine di un partito dilaniato da beghe intestine e da lotte di potere. Molti spazi della comunicazione locale sono stati occupati da attacchi volgari contro il sottoscritto, attacchi ai quali non è stata data risposta proprio per non alimentare inutili polemiche. Non riconoscere ciò significa cadere davvero in quella sorta di strabismo politico, di concezione manichea che porta alla deformazione della realtà e preclude qualsiasi possibilità di collaborazione. Personalmente ho cercato di mantenere il confronto sempre sul piano dei contenuti e non ho mai attaccato sul piano personale i miei competitori. Io spero solo che il furore nichilista di alcuni settori del partito, non si spinga fino al punto da delegittimare l’esito stesso di una consultazione così ampia e aperta e compromettere, così, il ruolo del PD nel nostro territorio. Sarebbe davvero una scelta sconsiderata!
Su un terreno decisamente diverso rispetto a queste prese di posizione faziose ed estremiste, si muove l’ intervento di Vaghi. Anche lui, però, in qualche passaggio del suo articolo, sembra cedere alla tentazione di gettare qualche ombra sulla mia vittoria. Si tratta di un’illazione che respingo fermamente. Quello che posso dire è che la mia, è stata una battaglia a viso aperto, una battaglia combattuta e vinta grazie al sostegno di centinaia di ragazzi, di donne e di uomini espressione di tutte le anime del partito. Intorno alla mia proposta si è coagulato un movimento che si è mobilitato spontaneamente perché si riconosce nell’idea di un partito plurale, aperto, contendibile; un partito che seleziona la propria classe dirigente sulla base delle competenze e non sulla base della fedeltà ai satrapi di turno. Chi sostiene questo partito crede alla politica come strumento al servizio della collettività e non come mera gestione del potere da parte di un’ élite illuminata che decide per tutti.
Sicuramente su una piattaforma che si sostanzia di questi valori si potrà costruire un’ intesa, anche con chi nella battaglia congressuale aveva posizioni diverse dalle mie. Il mio sforzo – e in questo intendo raccogliere la sfida lanciata da Vaghi – sarà sempre quello di trovare le più ampie convergenze possibili per dare risposte ai problemi drammatici del nostro territorio, costretto a pagare dei costi sociali altissimi a causa di un processo di deindustrializzazione ormai in atto da più di vent’anni. Su questo e su altri temi sarà possibile costruire un percorso unitario, percorso che io auspico fortemente. Anche perché solo mobilitando e valorizzando tutte le energie del partito, a prescindere dalle diverse collocazioni, è possibile trasformare il PD in una risorsa al servizio della collettività. È importante, però, che in tutti prevalga il senso di responsabilità e che non ci si lasci condizionare da rancori personali o, ancor peggio, da tentazioni aventiniane che vedo serpeggiare qua e là. Se dovessero prevalere queste spinte si imboccherebbe fatalmente una strada senza vie d’ uscita che condannerebbe il PD – tutto il PD – all’irrilevanza politica.
Non voglio rispondere alla provocazione sulla questione dei “doppi o tripli incarichi”, o all’auspicio – formulato anche questo in chiave provocatoria da Vaghi – che il sottoscritto abbia chiara la percezione della differenza tra la guida di un organo amministrativo come la giunta e la guida di un partito politico. Su tali questioni chiedo solo di essere giudicato sulla base dei fatti. Osservo semplicemente, a proposito del cumulo degli incarichi, che per l’attività di segretario federale, io non percepirò uno stipendio. Osservo altresì che, contrariamente a ciò che sembra credere Vaghi, l’attività di Sindaco non costituisce un limite per chi voglia impegnarsi anche in un ruolo più propriamente politico come quello di segretario federale; anzi sono convinto che proprio il contatto quotidiano con i problemi delle persone, possa costituire un prezioso patrimonio di esperienze al quale attingere per individuare le priorità nell’azione politica del partito e per dare risposte concrete, non ideologiche, ai bisogni della nostra comunità.
Quindi, per concludere, posso affermare che il mio impegno sarà quello di lavorare alla costruzione di un partito meno rissoso, più convinto delle sue potenzialità e della forza del suo popolo, un partito che abbia un’ idea di futuro, dei suoi giovani e delle scelte su cui puntare per uscire dalla crisi, un partito vincente. Questo deve esser l’ obiettivo sia a Varese che a Roma.
Samuele Astuti
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